Verità e dialogo: un’analisi necessaria

Cari tutti,

Ben ritrovati. Spero che le vostre vite procedano bene.

Questo articolo nasce da un dialogo che ho avuto con una persona qualche giorno fa, che mi ha fatto riflettere a lungo.

A un certo punto della conversazione, questa persona mi ha detto: “Mi hanno riferito che voi della minoranza avete votato contro ad una sala per i giovani”. Ho trasecolato. Dopo un attimo di silenzio, ho semplicemente risposto “questa non è la verità”.

Ed è proprio questo il punto che voglio affrontare oggi: come si forma la verità? Il passaparola è uno strumento di comunicazione potente, ma ha un limite importante: si basa sul consenso, non sul dialogo. E il dialogo autentico, richiede tempo, energia e disponibilità.

Il punto, dunque, non è individuare chi ha diffuso questa informazione errata, ma comprendere perché molti l’abbiano ritenuta credibile. Ed è qui che risiede il vero problema: non tanto la notizia in sé, quanto la sua accettazione acritica. Posso accettare opinioni diverse, ma non posso accettare che venga messa in discussione la verità dei fatti.

Ci tengo a precisare che quanto scrivo rappresenta la mia opinione personale, non quella dell’intero gruppo di minoranza di cui faccio parte. E, per chiarezza, se davvero fosse stata avanzata una proposta per una sala dedicata ai giovani, avrei votato con convinzione a favore. Ma non è stato così.

Affermare qualcosa non la rende automaticamente vera: servono i fatti. E i fatti ci dicono che si è scelto di destinare 305 mila euro (sì, trecentocinquemila euro) all’acquisto di un locale che richiederà ulteriori interventi prima di poter essere utilizzato.
Nel frattempo, per le politiche giovanili, non è stato stanziato nemmeno un euro.

Si sostiene che quello spazio potrà essere messo a disposizione delle associazioni, della comunità, ma il vero problema non è la mancanza di luoghi: è la mancanza di partecipazione.

Posso accettare visioni differenti, e comprendo che la maggioranza abbia seguito un ragionamento diverso dal mio. Ciò che non posso accettare è che venga detto che ho votato contro un progetto “per i giovani”, perché non corrisponde alla realtà.

Per completezza, ricordo che l’amministrazione ha deciso di acquistare (qui trovate il provvedimento) dalla società PAC 2000 il locale sotterraneo situato sotto il parcheggio del distretto ASL, nel centro del paese, dove si trovano le Poste Italiane e dove in passato era presente il Conad. Ho votato contro questa scelta perché non ritengo opportuno spendere 305 mila euro per un immobile di difficile utilizzo.
Perché? Per almeno tre motivi:

USABILITA’

Come si può riconvertire una struttura interrata, che prima veniva utilizzata come supermercato, in un luogo di aggregazione pubblica? Io non parlo di intenzioni, perché come ho detto in Commissione Bilancio, l’intenzione può anche essere di per sé lodevole, ma parlo di fattibilità. Si è detto che ci si potrebbe fare un teatro, una sala studio per i giovani, una sala polifunzionale per le associazioni. Si, bellissime idee. Lodevoli e meritevoli di tutela. Ma c’è un ma.

Partiamo dall’ultima proposta, bellissima, sarebbe bello poter avere una sala fruibile da TUTTE le associazioni del territorio, ma la domanda che faccio è: non ci sono già? Cioè, il nostro bel paese di neanche sei mila anime è così tanto attivo con le manifestazioni che ha la necessità di aggiungere un altro luogo? Per poi fare cosa? Affidarne la gestione ad una associazione in particolare che poi fa da padre padrone? Mi dispiace, non sono d’accordo. Le sale ci sono eccome. Giusto per citarne alcune, la sala Perla e la sala Grilli a Brufa, le ex scuole a Miralduolo, le ex scuole a Pontenuovo (peraltro freschissime di ristrutturazione e qualificazione). Queste sono strutture sempre e costantemente vuote, inutilizzate, o comunque sottoutilizzate rispetto alla loro potenziale capacità. Quindi vi ripropongo, serve davvero una sala in più per le associazioni? Tutti questi soldi devono essere necessariamente spesi per una sala in più o potrebbero essere utilizzati per altro, magari di più urgente?

Sulla sala studio, da ex studente universitario, mi sento di poter parlare con certezza assoluta. Avete mai visto una sala studio sottoterra? Di solito, per studiare, è necessaria e più efficace la luce del sole. Sfido chiunque stia leggendo questo mio articolo a farsi una domanda a sé stesso se fa l’università, ad un suo amico se magari non la fa; chiedo anche ai genitori che stanno leggendo di chiederlo ai loro figli: ma voi ci andreste? Ci andreste a studiare in una sala sottoterra? Parliamoci chiaro, studiare è un lavoro, come qualsiasi altro, ed è molto impegnativo. Sarebbe come far diventare il vostro posto di lavoro una struttura sotterranea in cui non c’è ricircolo naturale dell’aria e luce naturale, ma solo strumenti meccanici che sopperiscono queste mancanze. Voi ci andreste? Io personalmente no, per niente. Ma visto che a criticare è sempre più facile, il mio approccio vuole essere quello di proporre delle alternative. Non so se lo sapete, ma circa dieci anni fa è stato ristrutturato l’ultimo piano di Palazzo Baglioni. Un lavoro molto bello, in un palazzo storico a mio avviso meraviglioso. Abbiamo speso tanti soldi. Tanti, tantissimi. Per un palazzo privato. Si, lo so, stona anche a me che soldi pubblici vengano utilizzati per restaurare un palazzo privato quando altre strutture pubbliche cadono a pezzi, ma questa è un’altra storia. Quello che volevo sottolineare con questo è che in virtù dei lavori fatti dall’amministrazione, il proprietario di Palazzo Baglioni ha concesso l’utilizzo al Comune dei locali ristrutturati. La mia domanda/proposta è: perché non utilizziamo quei locali per fare una sala studio? Sono nuovi, non ci sono barriere architettoniche, basta l’aggiunta di una connessione a Internet veloce ed è tutto pronto. Cioè, sono soldi che abbiamo già speso, perché spenderne tanti altri per qualcosa che già c’è e che, oltretutto, farebbe vivere un bellissimo palazzo storico? È un’idea così malsana la mia?

Sul teatro, sarò breve. Capisco tutto, ma il ragionamento che sto facendo da quando mi hanno raccontato di questa ipotesi è il seguente: noi abbiamo già un teatro all’aperto, a Brufa, che non viene mai utilizzato se non in poche occasioni durante l’anno. Inoltre, a dicembre abbiamo proposto come gruppo di minoranza un potenziamento della struttura che avrebbe molto potenziale, soprattutto durante la stagione estiva (visto che non viviamo in Siberia e teoricamente la stagione potrebbe essere aprile-ottobre, quindi piuttosto lunga). Tale proposta è stata bocciata, anche se prevedeva una spesa ridotta (si trattava di introdurre dei camerini stabili e locali tecnici per lo staff e, soprattutto, dei bagni pubblici che attualmente non sono presenti). Non entro nel merito di questa decisione, ma la domanda che mi faccio è la seguente: in pratica, noi non potenziamo una struttura che già abbiamo, che ci è costata (anche questa) tantissimi soldi e che è fortemente sottoutilizzata, ma compriamo un nuovo fabbricato (spendendo soldi pubblici) che avrà bisogno di essere pesantemente modificato (spendendo altri soldi pubblici) per farci un teatro. Ho capito bene? In più mi sento di aggiungere che a Bettona, 5 km da Torgiano, è presente un teatro, bellissimo, sede anche di alcuni spettacoli del Teatro Stabile dell’Umbria. Implicitamente, stiamo dicendo che non solo abbiamo un teatro all’aperto inutilizzato e ne facciamo un altro al chiuso, ma soprattutto ammettiamo che c’è un’utenza a teatro talmente spaventosa nella zona di Bettona-Torgiano da rendere necessaria la costruzione di due teatri stabili. Bellissimo, evidentemente non riesco a rendermi conto di quanto interesse ci sia per il teatro.

ECONOMICITA’

Su questo punto sarò brevissimo, ma è doveroso soffermarcisi un attimo. Il tema dell’economicità è per me fondamentale. Non tanto perché è la Costituzione che ce lo impone, quanto perché ancora non siamo entrati nel discorso che amministrare il patrimonio pubblico è a tutti gli effetti come amministrare un’azienda, con la sostanziale differenza che i risultati hanno come beneficiari i cittadini. Capiamoci, con questo non sto dicendo che l’amministrazione deve perseguire un profitto, il criterio di economicità è completamente differente. Per economicità si intende una spesa corretta, circostanziata ed efficiente delle risorse amministrate. Abbiamo da vantarci, come Comune, che con una politica di bilancio orientata in un determinato modo si è arrivati ad un avanzo importante? Benissimo, tralasciando la digressione sul costo opportunità che ha avuto il raggiungimento di questo avanzo, quello che mi chiedo è che fretta ci sia di fare scelte profondamente avventate ed economicamente insensate come questa. Sinceramente non lo capisco. Ripeto, con tutti i soldi che abbiamo speso e che spenderemo, si sarebbero potute fare tante altre cose, a mio avviso più impellenti ed efficienti. Quei fondi potevano essere utilizzati per la riqualificazione di sale che ne hanno bisogno (molto bisogno), la conversione di spazi inutilizzati, il mantenimento di luoghi di riferimento. Non mi dilungo oltre. A buon intenditore, poche parole.

PROGETTUALITA’

Quest’ultimo punto è sicuramente quello che mi sta più a cuore. Non perché usabilità ed efficacia non siano importanti, ma perché, quando si amministra, si deve avere una visione prospettica, quindi una progettualità. Mi sento di dire che in questo caso, la progettualità non c’è. In consiglio comunale, ho sentito dire con le mie orecchie “Io faccio le cose poi sono le associazioni che devono utilizzarle”. Su questo non sono d’accordo, perché per quanto possa essere lodevole questa affermazione, che rappresenta un’apertura importante, quello che io vedo è un problema ben più complesso. Il punto è che le associazioni, in tutto il mondo, ma per quello che qui interessa nel nostro comune, si stanno letteralmente svuotando. Ci sono molti motivi legati a questo svuotamento. Non voglio elencarli qui perché non è il momento e il contesto adeguato, ma a mio avviso il ragionamento prioritario che va fatto da amministratore è questo: come posso riavvicinare le persone? Perché il problema è che (come dicevo nello scorso articolo) mancano i momenti d’incontro, non i luoghi. Ma di quanti spazi abbiamo bisogno se i momenti di incontro sono sempre di meno? Ha realmente senso fare un investimento in questa direzione allora? Mi sembra come se andassi a comprare la macchina, ma non avessi la patente. Avrebbe senso spendere i soldi in quella cosa? Cioè spendiamo soldi per fare un ipotetico teatro e non ci preoccupiamo del fatto che le associazioni (tutte ma in particolare quelle) teatrali soffrono da morire; spendiamo soldi per fare un’ipotetica sala studio per i giovani e non spendiamo una lira per loro, per attrarli, per creare momenti di confronto, di cultura, di divertimento; spendiamo soldi per un’ipotetica “sala polifunzionale” (che poi, anche qui, va declinato come termine) e non ci accorgiamo che la socialità che viviamo affronta una delle più grandi e profonde crisi dell’associazionismo che ci siano mai state. Perdonatemi, ma che progettualità c’è in questo? C’è una necessità così profonda di fare un investimento del genere? Perché magari mi sbaglio io.

Spero che questa mia condivisione serva a suscitare un dibattito tra di voi, che non necessariamente deve realizzarsi in un’attribuzione di colpa verso chi ci amministra. Non è questo il mio intento, né mai lo sarà. Come ho sempre detto, ciò che mi ha spinto a candidarmi e che mi spinge a svolgere questo ruolo è l’amore e la dedizione per il nostro Comune. Il mio obiettivo piuttosto, è quello di aiutarci, tutti quanti e me compreso, a crearci un’idea “vera” come dicevo sopra.

Vi prego di farmi sapere la vostra, sono davvero curioso di sapere cosa ne pensate e se questa mia riflessione ha suscitato in voi delle considerazioni. Ho ricevuto diverse e-mail con diversi punti di vista, è stato bellissimo.

Vi leggo qui gabriele@gabrieleciotti.it

Buona serata a tutti!

Gabriele

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